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Il Museo Nazionale
della Preistoria della Valle Camonica

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Perché un Museo Nazionale della Preistoria nella Valle dei Segni?

La Valle Camonica è famosa in tutto il mondo per il suo straordinario complesso di raffigurazioni incise sulle rocce, in gran parte risalenti alla Preistoria. Se dunque è noto al vasto pubblico il patrimonio iconografico di queste antiche popolazioni, meno conosciuti sono gli aspetti del loro vivere quotidiano, emersi solo negli ultimi 30 anni grazie a numerosi interventi di archeologia preventiva e di ricerca condotti in Valle. A queste comunità, che dall’età del Ferro saranno note come Camunni, sono riferibili vari abitati, luoghi di lavoro, di culto e sepolture.

Il Museo Nazionale della Preistoria, ospitato nell’antico edificio di Villa Agostani nel centro storico di Capo di Ponte, integra, con l’esposizione dei reperti, il patrimonio di immagini incise sulle rocce e ricompone, in un insieme inscindibile, l’espressione identitaria della Valle Camonica.

Il Museo è stato realizzato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia (Fondi Programmazione Triennale MiBAC 1997-1999, 2002, 2005-2006; Fondi LOTTO 2010; Fondi ARCUS 2010-2011) e con il sostegno di Distretto Culturale della Valle Camonica-Fondazione CARIPLO.

Il MUPRE è di proprietà statale e gestito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, organo periferico del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e la Direttrice responsabile è la Dott.ssa Maria Giuseppina Ruggiero.


Il percorso museale

La visita ha inizio al piano terra, dove viene sviluppato il tema “Manifestazioni del sacro. I santuari megalitici dell’età del Rame”. Qui, in una serie di ambienti voltati di grande pregio architettonico, con un ampio porticato posto sulla facciata dell’edificio e l’aggiunta di una tensostruttura sul retro, sono esposte le numerose stele e massi-menhir istoriati provenienti dai santuari megalitici dell’età del Rame (IV-III millennio a.C.), frutto di scoperte effettuate in anni recenti in Valle: Cemmo, Bagnolo, Ossimo-Anvoia e Ossimo-Pat. Si tratta di reperti di particolare suggestione e, in alcuni casi, di imponenti dimensioni (come le stele Cemmo 9 e Pat 4), che rendono la Valle partecipe dell’esteso fenomeno del megalitismo europeo.

Il percorso prosegue al secondo piano dove, in un ampio e scenografico salone, sono illustrate le sezioni dedicate alla cultura materiale. La prima parte illustra il tema de “Il primo popolamento della Valle nel Paleolitico e Mesolitico” con la capanna del Paleolitico Superiore (oltre 13.000 anni fa) scoperta in riva al fiume a Cividate Camuno e gli accampamenti stagionali in alta quota del Mesolitico.

Dopo la “Neolitizzazione e la trasformazione dell’ambiente” segue l’ampia sezione “Gli abitati” dedicata agli insediamenti, fondati spesso in posizione strategica, a controllo delle vie di transito e delle risorse. Sorti nel Neolitico Recente (IV millennio a.C.), in alcuni casi perdurano per secoli come il Coren Pagà di Rogno, Luine di Darfo, il Castello di Breno, Cividate Camuno-Malegno o Dos de l’Arca di Capo di Ponte. Altri invece sorgono nell’età del Ferro e sembrano avere durata limitata come Val Camera di Borno, Berzo Demo e, nell’Alta Valle, Temù.

In alcuni casi gli insediamenti paiono avere carattere stagionale, connesso a pratiche di alpeggio e di transumanza, oppure sembrano legati ad attività minerarie e metallurgiche. Questi temi sono sviluppati nella sezione “I luoghi del lavoro”, dove sono esposti i materiali delle fosse per la fusione dell’officina di Malegno-Via Cavour e quelli per l’estrazione del minerale rinvenuti a Bienno-Campolungo e a Cevo-Dos Curù.

Un argomento affascinante è quello della scrittura camuna, la cui origine e diffusione in Valle è ancora discussa: iscrizioni in alfabeto camuno, derivante dall’alfabeto etrusco con adattamenti e introdu­zioni locali, sono note non solo su rocce all’aperto ma anche su massi mobili (Cevo-Dos Curù) e su frammenti ceramici (Dos de l’Arca).

Segue poi l’importante tema de “Le sepolture”. I rinvenimenti archeologici legati al mondo funerario non sono numerosi, anche se la Valle Camonica offre significativi dati per ricostruire la complessa concezione della morte nell’età del Rame, con i ripari sotto roccia (Riparo 2 di Foppe di Nadro) e i santuari con stele, dove si trovano tumuli e circoli votivi con deposizione di offerte (Ossimo-Pat) e resti bruciati di ossa umane (Ossimo-Anvòia; Cemmo). La pratica dell’inumazione è invece testimoniata nell’età del Ferro nella necropoli di Breno-Val Morina (V-IV sec. a.C.).

A conclusione del percorso espositivo, in un’ideale ripresa della sezione a piano terra, sono illustrati gli “Aspetti e luoghi di culto nella protostoria”, indiziati spesso da ritrovamenti sporadici di manufatti in bronzo: si tratta di oggetti offerti alle acque (Lago d’Arno) o deposti in luoghi d’alta quota (Passo del Mortirolo). Ad essi si affianca la pratica dei roghi votivi con sacrificio di animali, deposizione di offerte e libagioni (Capo di Ponte-Le Sante) che richiama i Brandopferplätze noti nell’arco alpino centro-orientale.